La FLC CGIL alla vigilia dei nuovi esami di maturità ha realizzato una guida che fornisce le indicazioni principali per orientarsi nel funzionamento dei nuovi esami di maturità. In sommario, oltre alla descrizione del mutato quadro normativo, si possono trovare le informazioni relative al funzionamento dell’esame: calendario delle prove, requisiti di ammissione, il Curriculum, le prove INVALSI e il modello di diploma finale che proprio quest’anno vede il suo esordio. Un ampio spazio è riservato a formazione delle Commissioni ed alle fasi di nomina dei Presidenti e dei Commissari esterni ed interni, con un approfondimento sui compensi. Completano il fascicolo alcune considerazioni finali.
La principale innovazione di questo esame 2025/26 è la prova orale perché il colloquio multidisciplinare non sarà più un colloquio a tutto campo, ma verterà solo su quattro discipline specifiche. Si partirà dal Curriculum dello Studente per passare alle quattro materie e poi alla formazione scuola lavoro (ex PCTO) e all’Educazione Civica, mentre il capolavoro non è comunque un obbligo per il colloquio di esame. La FLC CGIL ha più volte rilevato che l’enfasi rivolta alla valorizzazione della produzione individuale e all’ autorientamento, anima, nella logica della personalizzazione, uno spirito competitivo, orientato al riconoscimento del talento, sottovalutando l’importanza di una solidale costruzione di apprendimenti collettivi e di percorsi di classe. Inoltre, per il/la candidato/a è stato introdotto l’obbligo di partecipazione al colloquio, infatti l’eventuale rifiuto porta, a prescindere dal voto delle prove scritte, alla bocciatura diretta. Per chi raggiunge almeno 90/100 nel percorso scolastico, è previsto un “bonus” fino a 3 punti (la commissione non dispone più fino a 5 punti). I risultati delle prove INVALSI sono inseriti nel Curriculum dello studente, ma non incidono sul voto finale.
La FLC CGIL considera preoccupante il ritorno alla denominazione “esame di maturità”, che risulta pedagogicamente immotivato, ma con sostanziali differenze rispetto alla precedente: si passa da una prova statale nazionale, istituzionale e formale, basata su una certificazione oggettiva e quantitativa di conoscenze, competenze e capacità acquisite a una valutazione orientata prevalentemente su aspetti qualitativi, inerenti il livello di maturazione e crescita personale dello studente al termine del percorso scolastico. Inaccettabile rimane l’attribuzione all’INVALSI del compito esclusivo di restituire gli esiti dei test, ora inseriti nel curriculum dello studente perché si affida all’ente un ruolo di “valorizzazione, personalizzazione e riconoscimento delle competenze acquisite”, che non dovrebbe competere a tale organismo, ma esclusivamente al Consiglio di classe.
L’azione combinata delle proposte indebolisce, in prospettiva, il valore legale del titolo di studio.
